{"id":5176,"date":"2021-05-20T20:00:00","date_gmt":"2021-05-20T18:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/anni80.net\/blog\/?p=5176"},"modified":"2021-05-21T13:40:39","modified_gmt":"2021-05-21T11:40:39","slug":"quelli-della-notte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/anni80.net\/blog\/tv-anni-80\/quelli-della-notte\/","title":{"rendered":"Quelli della notte"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\">L\u2019edonismo reaganiano<\/h1>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quelli della notte<\/strong> \u00e8 stato un programma televisivo trasmesso da Rai 2 nel 1985 intorno alle 23:00, ideato e condotto da <strong>Renzo Arbore<\/strong>. Ne vennero realizzate 32 puntate, andate in onda (dal luned\u00ec al venerd\u00ec) dal 29 aprile al 14 giugno 1985, con l&#8217;interruzione del 29 e 30 maggio in seguito alla <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Strage_dell%27Heysel\">strage dell&#8217;Heysel<\/a>, e del 6 giugno.<br>Il conio di questo tormentone <em>(edonismo reaganiano)<\/em> si deve a <strong>Roberto D\u2019Agostino<\/strong>, \u201clookologo\u201d della trasmissione. La gag buca rapidamente il piccolo schermo e l\u2019edonismo reaganiano diventa un modo di dire molto popolare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il programma<\/h2>\n\n\n\n<p>Dopo <strong>Lascia o raddoppia<\/strong>, <strong>Quelli della notte<\/strong>&nbsp;\u00e8 il secondo marchio televisivo pi\u00f9 popolare e oggi sarebbe molto difficile replicarlo per la mancanza degli improvvisatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Le abitudini del pubblico televisivo italiano, fino al 1985<strong>,<\/strong> avevano come riferimento finale della serata l&#8217;ultimo telegiornale. Poi, di norma, calava il sipario. Nella primavera di quell&#8217;anno ci fu un programma che cambi\u00f2 questa consuetudine. Partiva su Rai 2 attorno alle ore 23 con una sigla musicale intitolata \u00abMa la notte no\u00bb che introduceva a un <em>salotto arabeggiante<\/em> dove Renzo Arbore tirava le fila di una surreale compagnia &#8211; (accreditato sia come conduttore sia come regista) qualificava come il salotto di casa propria (in realt\u00e0 si trattava di una scenografia ricostruita all&#8217;interno di uno studio televisivo). Il modello erano le feste a casa Arbore dove, racconta &#8220;arrivava gente, si suonava e si dicevano stupidaggini&#8221; e il programma ricalc\u00f2 quell&#8217;atmosfera casalinga anche nella scenografia: &#8220;Andavamo in onda dallo studio A di via Teulada, ma ne utilizzavamo met\u00e0 proprio per riproporre un modello casalingo, agli spettatori dicevano proprio che si trattava del mio salotto&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>La scaletta alternava brani eseguiti dalla <strong>New Pathetic Elastic Orchestra<\/strong>, cantati in massima parte da <strong>Mauro Chiari<\/strong> e <strong>Silvia Annichiarico<\/strong>, con scherzi e <em>sketch<\/em> dei comici che interpretavano personaggi surreali e divertenti anche se meno noti. Le note erano l\u2019elemento principale della serata, a cominciare dalle orchestre: la gi\u00e0 citata New Pathetic Elastic Orchestra e il duo <strong>Antonio&amp;Marcello<\/strong>, cui si aggiungevano, fra gli altri musicisti, <strong>Geg\u00e9 Telesforo<\/strong> (che ha collaborato anche con <strong>Gillespie<\/strong>) e <strong>Massimo Catalano<\/strong>, trombettista jazz che suon\u00f2 anche con Louis Armstrong. E siccome era ancora l\u2019epoca in cui in televisione si potevano vedere e ascoltare persone che sapevano cosa stavano facendo e di cosa stavano parlando, ogni sera si riscoprivano canzoni di repertorio eseguite dal vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come successivamente dichiarato dallo stesso Arbore, caratteristica della trasmissione era quella di non avere un copione predeterminato, ma anzi di procedere a braccio, improvvisando continuamente e cercando di creare un dibattito che fosse il pi\u00f9 sconclusionato possibile, al punto che lo stesso Arbore il pi\u00f9 delle volte non sapeva cosa avrebbero detto in diretta i vari personaggi.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;imperativo era &#8220;improvvisare&#8221;, insiste Arbore. &#8220;Lavorammo preventivamente solo una settimana a casa mia per l&#8217;attribuzione dei ruoli &#8211; spiega &#8211; qualche giorno prima del debutto, per togliere la connotazione attoriale a quelli che lo erano, come la Laurito che interpretava mia cugina, una che non sapeva tenersi un cecio in bocca e parlava sempre del suo amore, e farli diventare improvvisatori&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Facemmo prove di conversazione &#8211; prosegue&nbsp;&#8211; ero fissato con il jazz e avevo deciso che quel programma in diretta doveva essere una sorta di jam session. Facevamo goliardia, ma senza volgarit\u00e0, era una goliardia di persone intelligenti e colte che si divertivano a scherzare con il basso, oggi purtroppo sono rimasti in pochi a praticarla&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Un programma destinato a lasciare il segno: un&#8217;ora originale, diversa da tutte le altre viste fino a quel momento in tv, sottile e caciarona al tempo stesso, che scorreva via in un lampo tra non-sense e momenti di comicit\u00e0 trascinante.<br>A casa non c&#8217;era il pubblico delle <em>grandi occasioni tv<\/em>, ma quelli che tenevano la tv accesa si piegavano in due dalle risate: nel salotto di Arbore si era creata una sarabanda di personaggi e maschere televisive che faceva andare a dormire ridendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Arbore aveva scelto personalmente anche la regista debuttante <strong>Rita Vicario<\/strong>, che indirizzava le telecamere &#8220;a casaccio, un po&#8217; su uno un po&#8217; sull&#8217;altro&#8221;. Funzion\u00f2: &#8220;In due o tre giorni facemmo gi\u00e0 ascolti altissimi, la gente andava a dormire e poi magari si rialzava per vederci, le battute linguistiche diventarono subito dei tormentoni&#8221;, ricorda, dal &#8220;Non capisco ma mi adeguo&#8221; di Ferrini, al &#8220;brodo primordiale&#8221; di Pazzaglia, passando per i &#8220;nanetti&#8221;, gli aneddoti di Frassica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il programma ottenne un crescente successo fino a superare il 50% di share. Celebri sono rimaste la sigla di apertura e quella che accompagnava i titoli di coda: rispettivamente, <em>Ma la notte no<\/em> (che fu proposto anche come titolo della trasmissione in alternativa a <em>Quelli della notte<\/em>) e <em>Il materasso<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La trasmissione comprendeva una sezione in cui venivano fatti esibire artisti e gruppi italiani sconosciuti, scelti tra coloro che inviavano una <em>demo<\/em>. Va segnalata, a testimoniare la particolare sensibilit\u00e0 di Renzo Arbore come <em>talent-scout<\/em>, la prima esibizione televisiva del gruppo catanese <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Denovo\"><strong>Denovo<\/strong><\/a>, destinato a diventare una delle band italiane pi\u00f9 interessanti degli anni ottanta e a raffinati collettivi come la <strong>Fabio Treves Blues Band<\/strong>. A <em>Quelli della notte<\/em> la musica diventava un secondo pane, un linguaggio universale di ricerca delle radici culturali, ma anche un mezzo per parlare del presente.<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito al successo ottenuto la banda Arbore torn\u00f2 con <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Indietro_tutta!\">Indietro tutta!<\/a><\/em> e successivamente ancora con <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Speciale_per_me_-_meno_siamo_meglio_stiamo&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Speciale per me &#8211; meno siamo meglio stiamo<\/a><\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Ospiti (fissi) di casa Arbore<\/h2>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Andy_Luotto\">Andy Luotto<\/a> interpretava inizialmente il personaggio di <strong>Harmand <\/strong>che punteggiava ogni sua frase nel suo arabo di fantasia, con il tormentone <em>popl&#8217; arab&#8217;<\/em>. Il personaggio suscit\u00f2 le proteste ufficiali di alcune ambasciate mediorientali e lo stesso attore fu fatto segno di minacce personali. Gli autori decisero allora di eliminare il contestato personaggio dell&#8217;arabo l&#8217;ultima settimana, facendo interpretare a Luotto la caricatura di un ricco italo-statunitense di Brooklyn durante l&#8217;ultima puntata.<\/li><li><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nino_Frassica\">Nino Frassica<\/a> interpretava uno dei personaggi pi\u00f9 riusciti, le cui tracce si scorgono ancora oggi nelle sue performance: <strong>fra&#8217; Antonino da Scasazza<\/strong>, un improbabile frate il cui linguaggio \u00e8 un miscuglio di parole storpiate e interpretazioni sbagliate.<\/li><li><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Maurizio_Ferrini\">Maurizio Ferrini<\/a> interpretava un improbabile comunista romagnolo, rappresentante di pedal\u00f2 della ditta &#8220;Cesenautica&#8221;, che presumeva di svelare fantomatici segreti della Russia sovietica e vantava inesistenti silos pieni di pedal\u00f2, condendo ogni suo intervento con il tormentone: &#8220;Non capisco, ma mi adeguo&#8221;. Indossava generalmente un completo spezzato, giacca a quadrettoni e camicia con lo stesso motivo; caratteristico \u00e8 il suo borsello, che secondo lui era la preda bramata da Pazzaglia, dando vita a dibattiti spassosi tra i due, dove Ferrini criticava il comportamento dei meridionali. In una puntata avrebbe voluto costruire un muro ad Ancona per separare il nord dal sud.<\/li><li><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Riccardo_Pazzaglia\">Riccardo Pazzaglia<\/a> interpretava un brillante scrittore e paroliere che tentava vanamente di innalzare il livello culturale della discussione, ma che ogni volta finiva trascinato dagli altri partecipanti al salotto negli argomenti pi\u00f9 banali; ridotto alla fame, confidava, dopo la trasmissione, di ricevere in regalo dalla Rai il vestito e le scarpe. Una delle sue espressioni pi\u00f9 ricorrenti era &#8220;il brodo primordiale&#8221;.<\/li><li><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Roberto_D%27Agostino\">Roberto D&#8217;Agostino<\/a> era il lookologo, che dissertava sui nuovi <em>trend<\/em> sociali. Autore dell&#8217;espressione <strong>edonismo reaganiano<\/strong>, citava come un tormentone il romanzo <a href=\"https:\/\/anni80.net\/blog\/costume-societa\/libri\/i-libri-anni-80-piu-letti\/\"><em>L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere<\/em> di Milan Kundera<\/a>, che allora andava per la maggiore e l&#8217;<em>Estetica del brutto<\/em> di Johann Karl Friedrich Rosenkranz.<\/li><li><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Massimo_Catalano\">Massimo Catalano<\/a>, noto jazzista, interpretava un <em>viveur<\/em> caprese, la cui caratteristica era formulare aforismi attraverso cui esprimere delle assolute ovviet\u00e0, del tipo: &#8220;Meglio essere ricchi e in salute che poveri e malati&#8221;, &#8220;Meglio sposare una donna ricca, bella e intelligente che una donna brutta, povera e stupida&#8221;. Persino nel linguaggio comune degli italiani, per un certo periodo, l&#8217;espressione &#8220;Catalanata&#8221; fu sinonimo di &#8220;detto lapalissiano&#8221;.<\/li><li><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dario_Salvatori\">Dario Salvatori<\/a> era l'&#8221;esperto&#8221; di musica della trasmissione.<\/li><li><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Richard_Benson\">Richard Benson<\/a>, in quel periodo conduttore di <em>Ottava nota<\/em> su TVA 40, aveva il ruolo del &#8220;metallaro&#8221; durante la look-parade condotta da Roberto D&#8217;Agostino.<\/li><li><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Angelo_Antonio_Toriello&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Angelo Antonio Toriello<\/a> in arte Marvin, interpretava canzoni anni Cinquanta come Dean Martin (mentre Arbore si esibiva come Elvis).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class='cws_oembed_wrapper'><iframe loading=\"lazy\" title=\"1985 Rai 2 &quot;Quelli della notte&quot; sigla testa\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/-rct3MZo2Qo?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<iframe class=\"amazon\" style=\"width:120px;height:240px;\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" src=\"https:\/\/rcm-eu.amazon-adsystem.com\/e\/cm?ref=qf_sp_asin_til&amp;t=sitoanni80-21&amp;m=amazon&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;IS1=1&amp;asins=B00005S1AL&amp;linkId=2cd41310cfb36a9ab37a43e920ffa77c&amp;bc1=000000&amp;lt1=_top&amp;fc1=333333&amp;lc1=0066c0&amp;bg1=ffffff&amp;f=ifr\">\n    <\/iframe>\n\n\n\n<iframe class=\"amazon\" style=\"width:120px;height:240px;\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" src=\"https:\/\/rcm-eu.amazon-adsystem.com\/e\/cm?ref=qf_sp_asin_til&amp;t=sitoanni80-21&amp;m=amazon&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;IS1=1&amp;asins=B000EBCE8G&amp;linkId=4ba9e53f89b5e195734aa0e17bed5778&amp;bc1=000000&amp;lt1=_top&amp;fc1=333333&amp;lc1=0066c0&amp;bg1=ffffff&amp;f=ifr\">\n    <\/iframe>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le abitudini del pubblico televisivo italiano, fino al 1985, avevano come riferimento finale della serata l&#8217;ultimo telegiornale. 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