Un gioco in cui non servono “i muscoli” ma una grande concentrazione e colpo d’occhio. Mattoncini protagonisti da colpire per rompere un muro e da incastrare per farli scomparire.
Una delle 10 cose più caratteristiche del decennio: quattro pixel colorati disposti in varie maniere, che si dovevano incastrare con precisione svizzera, in modo da formare delle righe, che così scomparivano, lasciando spazio per altri pezzi. Ha formato generazioni di ingegneri frustrati, che non riuscivano a superare il primo livello (o “quadro”, come si diceva allora, così come le vite che si avevano erano “i cannoncini”..)
Disegnato e programmato dall’ingegnere sovietico Alexey Pajitnov, arrivò in America e fu il principale motivo per cui il Gameboy divenne subito un successo strepitoso. Il nome dal prefisso greco “tetra”, indica che tutti i pezzi del gioco hanno quattro elementi: tutti in orizzontale o verticale, due sopra e due sotto nel quadrato o nel pezzo più difficile, quello “a zig zag”, o tre sotto e uno sopra nella forma “a T” o in quella “a L”. I pezzi possono essere ruotati e poi vanno fatti calare in basso, possibilmente ad incastrarsi con quelli già presenti in modo da formare una linea, che così scompare dallo schermo, dando altro spazio di manovra. La tattica più ricercata e quella di maggior effetto è di formare varie linee lasciando un solo corridoio libero, in cui infilare in verticale il pezzo lungo che elimina così 4 righe in una volta.






