Indice dei contenuti
Informazioni
- Periodo attività: 1975, 1976, 1977, 1978, 1979, 1980, 1981, 1982, 1983, 1984, 1985, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990
- Genere musicale: Elettronica, Rock
- Membri: Alan Parsons, Eric Woolfson
Fondato da Alan Parsons ed Eric Woolfson nel 1975 e attivo fino al 1990, periodo in cui hanno pubblicato undici album in studio, The Alan Parsons Project è stato un gruppo britannico di rock progressivo.
Conosciuto come l’ingegnere del suono del bestseller floydiano “The Dark Side Of The Moon”, Alan Parsons è stato ben altro, ha costituito il suo personale progetto attorno a un rock sinfonico capace di unire strumenti classici e tecnologie elettroniche, incidendo album interessanti e dando un notevole impulso alla evoluzione delle tecniche di registrazione.
L’Alan Parsons Project ha lasciato un bel segno nel panorama discografico. Dalla metà degli anni ’70 e per tutti gli ’80 gli album del gruppo hanno spesso occupato le posizioni più alte delle classifiche e hanno reso il Project un culto con milioni di appassionati. Un culto un po’ misterioso: chi era infatti Alan Parsons che non cantava e non suonava? Dalle copertine dei dischi si capiva che il suo ruolo era soprattutto quello di registrare, produrre, creare il suono. Cosa un po’ strana, di solito il detentore del marchio sono il cantante o il principale compositore Alan invece se ne stava dietro il mixer e creava spettacolari mondi sonori. lo sanno bene i Beatles di Abbey Road e i Pink Floyd di The Dark Side of The Moon, Parsons é stato importante per far sì che certi dischi entrassero nel mito, quindi non solo per la musica che vi era contenuta, ma anche per il modo in cui questa era stata registrata.
Parson ha creato una vera e propria arte della registrazione e dell’ascolto, non per niente il best seller dei Pink Floyd è indicato ancora, a 50 anni dalla sua pubblicazione, come il disco perfetto per testare gli impianti hi-fi.
gli inizi
Alan nasce a Londra il 20/12/1949 e già in tenera età inizia a suonare la chitarra, il piano e il flauto. Una volta finita la scuola, lavora in un laboratorio di ricerche per lo sviluppo delle telecamere, qui comincia a sviluppare il suo interesse per l’alta fedeltà, unito alla passione per la musica. L’ascolto di “Revolver”, album dei Beatles, sarà la scintilla che lo spinge a proporsi agli studi di Abbey Road; dopo dieci giorni, Parsons inizia a lavorare proprio nello studio dei Fab Four, anche se come fattorino. Presto, però, sarebbero nate le prime importanti collaborazioni come sound engineering, in “Abbey Road” (1969) e “Let It Be” (1970), gli ultimi album dei Fab Four. Curerà le sonorità di due album dei Wings, il gruppo che Paul McCartney fonderà negli anni Settanta insieme alla moglie Linda.
Alan diventa famoso tuttavia grazie a “Dark Side Of The Moon“, bestseller e capolavoro dei Pink Floyd. Nelle sessioni di registrazione, Parsons introduce il sound multichannel, contrapponendolo alla produzione quadrifonica, anche se non abbandona totalmente tale approccio: in “Money”, ad esempio, utilizza un righello per misurare dei segmenti di nastro, ognuno dei quali contiene un particolare effetto (un registratore di cassa, un sacchetto di monete, un foglio di carta appallottolato, ecc.). Il lavoro di Parsons sul suono lascia un’impronta decisiva al disco, contribuendo in buona parte al suo successo. E pensare che la sua paga era di soli 35 pounds alla settimana…
il connubio vincente con Woolfson e l’orchestra di Powell
Il punto di svolta, però, è l’incontro nel 1974 con il manager Eric Woolfson di professione avvocato, cantante e pianista dilettante che aveva composto svariate canzoni per vari gruppi beat negli anni sessanta e, nel decennio successivo, avrebbe lavorato nel management del cantante di disco music Carl Douglas. Insieme, decisero di fondare un gruppo musicale affiancato da un’orchestra diretta da Andrew Powell e con gli altri musicisti e cantanti come session-man. Pur apparendo nei crediti sempre insieme, Woolfson è prevalentemente il compositore dei brani ed anche in alcune occasioni il cantante, mentre Parsons si dedica specialmente alla produzione, a tutti i passaggi come ingegnere e tecnico del suono ed occasionalmente suona qualche strumento o partecipa ai cori. Woolfson iniziò dal 1980 a cantare alcuni brani. Altra caratteristica fu quella di usare voci diverse per ogni brano, ricercando ogni volta quella che meglio vi si adattava. Con tale nucleo hanno collaborato nel corso degli anni molti cantanti professionisti come Lenny Zakatek, David Paton, Chris Rainbow, Gary Brooker e Colin Blunstone.
i primi (grandi) successi
Nel 1976, dopo due anni di elaborazione, viene pubblicato il disco d’esordio dell’ensemble, Tales Of Mystery And Imagination Edgar Allan Poe, ispirato ai racconti e alla vita del maestro del gotico americano. Un album che si erige su solide fondamenta classiche, con un impiego quasi nullo dei sintetizzatori, benché pochi anni prima fosse stato introdotto il primo moog synthesizer.
Il successivo I Robot (1977), ispirato all’omonimo romanzo di Isaac Asimov, cambia però rotta. L’album, che allude alla robotizzazione della società e all’incessante progresso scientifico, assume un carattere quasi futuristico, con un grande utilizzo dei sintetizzatori. Album complesso ed eterogeneo, I Robot fissa un nuovo standard di musica elettronica, più cupo e gotico di quello di Jean-Michel Jarre, ma ugualmente melodico e accattivante.
Tra il settembre 1977 e il febbraio 1978, viene registrato Pyramid, che presenta un’atmosfera meno gelida e inquietante del lavoro precedente. Il disco appare come un viaggio all’interno di una realtà tridimensionale, materializzata nelle piramidi egizie.
Dopo il successo di Pyramid, Parsons si trasferisce a Monaco per la realizzazione nel 1979 del lavoro successivo: Eve. Il titolo si riferisce alla prima donna, simbolo dell’intero genere femminile, ma pullula di infauste predizioni di un’apocalisse prossima ventura. E’ l’album in cui per la prima volta nella produzione di Parsons compaiono vocalist femminili: Lesile Duncan canta in “If I Could Change Your Mind”, una tenera e malinconica canzone d’amore, mentre “Don’t Look Back” è affidata a Clare Torry, famosa per la sua straordinaria interpretazione in “The Great Gig In The Sky”, contenuta nel già citato “Dark Side Of The Moon”.
Nel 1980 esce The Turn of a Friendly Card, è incentrato sul mondo del gioco d’azzardo e dei suoi rischi, raccontando a grandi linee la vita di un uomo di mezz’età che diviene insofferente e sfida la fortuna andando al casinò e giocandosi tutto e perdendo tutto ciò che possiede.
Alla fine del 1981, Parsons & company decidono di tornare ad Abbey Road per la realizzazione dell’album che avrebbe garantito loro il massimo successo commerciale: Eye In The Sky. Pubblicato nel giugno del 1982, il disco ottiene ottimi riscontri sia di pubblico sia di critica, aggiudicandosi il disco di platino. Assecondando il suo spirito più “romantico”, Parsons traduce sensazioni e stati d’animo in musica, donando anche una più intensa profondità ai testi, velati da un’impronta metafisica e introspettiva. La formula impiegata nei lavori precedenti viene ancora riproposta: la tracklist, infatti, ha inizio con “Sirius”, breve intro strumentale, in cui i sintetizzatori creano un clima sottilmente sinistro, lasciando poi spazio a un assolo di chitarra; con continuità, come se si trattasse dello stesso brano; segue poi la title track, canzone pop dalla melodia orecchiabile, destinata a divenire una delle più famose degli anni Ottanta.
Pubblicato per la prima volta nel febbraio del 1984, Ammonia Evenue è stato il 7° album della formazione, l’ispirazione per il titolo dell’album nacque da una visita che Woolfson stesso aveva fatto allo stabilimento della ICI Chemical di Billingham, in Inghilterra, dopo aver incontrato il presidente della ICI stessa su un volo da New York. Visitando lo stabilimento, Eric Woolfson notò una lunga strada chiamata Ammonia Avenue, priva di persone e alberi e dominata da chilometri di tubi.
Nello stesso anno, tra maggio e luglio, Alan Parsons si dedica alla registrazione di Vulture Culture, al quale non partecipa Andrew Powell, poiché impegnato nella colonna sonora del film “Ladyhawke”. Nonostante ciò, l’album, che assume un carattere più marcatamente pop rispetto al passato, si mantiene su livelli accettabili: otto brani orecchiabili che ben compensano la mancanza dell’apporto orchestrale, e dove non mancano momenti intensi, come ad esempio, nel finale assolo di chitarra della ballad “The Same Old Sun”, oppure nel vigoroso power-pop di “Let’s Talk About Me”.
Il successivo Stereotomy (1985) vede il ritorno di John Miles, che canta nella title track. Benché contenga perle come la romantica “Limelight”, cantata da Gary Brooker dei Procol Harum, e tratti argomenti fascinosamente riflessivi, come l’introspezione religiosa in “Light Of The World”, l’album non suscita quel trasporto coinvolgente ed emotivo che aveva contraddistinto i precedenti album di Parsons.
Anche Gaudì, uscito nel 1987, è ben lontano dalle forti emozioni di Eye In The Sky e The Turn Of A Friendly Card. L’album, ispirato alle grandi opere dell’architetto di Barcellona Antonio Gaudì, si regge solo su pochi brani di discreto livello. Tra questi, “La Sagrada Familia” che, oltre a una toccante parte cantata, sfodera una discreta sezione orchestrale; lo stesso tema viene poi ripreso nell strumentale “Paseo De Gracia”, che conclude la scaletta.
lo scioglimento del gruppo
Nel 1990, Alan Parsons realizza con Woolfson un musical intitolato “Freudiana”: è l’ultimo progetto che i due elaborano insieme. Del resto, lo stesso Parsons non si ritiene soddisfatto dell’opera, che tra l’altro sarà presentata solo in un teatro di Vienna. Decide così di vendere il suo studio di registrazione, nonché diverse proprietà con l’intenzione di trasferirsi in America con la famiglia, acquistando una fattoria in California. Il progetto, tuttavia, non si concretizza e, tornato in Inghilterra, Parsons costruisce un nuovo studio.
i nuovi album di Alan Parson e il declino
Dopo la separazione Parsons realizzò altri album (senza il nome “Project” data la separazione da Woolfson) da solista, ma sempre con l’impostazione di più musicisti e cantanti a collaborare per ogni album. Concentra in particolare la sua attività sui concerti, che con Woolfson non era mai riuscito ad organizzare. Quindi con una formazione, generalmente denominata “Alan Parsons Live Project”, comincia ad effettuare tour mondiali, anche di lunghissima durata, basati sull’esecuzione dal vivo del materiale del Project e dei nuovi brani di volta in volta pubblicati da solista.
Dopo aver realizzato un cd di testi tecnici per l’alta fedeltà, finalmente nel 1993 pubblica, col solo nome di Alan Parsons, Try Anything Once, aprendo un nuovo capitolo della sua carriera. Il suono tradizionale della Philarmonic Orchestra, infatti, viene preferito agli avanzati strumenti tecnologici del passato; inoltre, Parsons abbandona definitivamente l’elaborazione di concept album.
Il 1996 è l’anno di On Air, con il quale si torna al vecchio nome, The Alan Parsons Project, e alla forma del concept album: il disco è ispirato infatti all’epopea del volo, dai fratelli Montgolfier al futuro che verrà, con la fantastica previsione di colonizzazioni di altre galassie e mondi lontani. Ai veterani Bairnson ed Elliott, si aggiunge il bassista John Giblin, ma anche vocalist come Christopher Cross, che canta “So Far Away”. Nella scaletta, da menzionare la malinconica “Brother Up In Heaven” e “Blue Blue Sky II”, introdotta da una sezione orchestrale.
Nel 1999 esce The Time Machine, nel quale intervengono personaggi di differente estrazione musicale, come Tony Hadley degli Spandau Ballet, Maire Brennan dei Clannad, Beverly Craven e, dulcis in fundo, il vecchio amico Colin Blunstone. Stavolta Parsons si limita esclusivamente al ruolo di produttore e ingegnere del suono, mentre Bairnson ed Elliott compongono i pezzi. The Time Machine è stato considerato dai critici il lavoro più “etereo” dai tempi di Eye In The Sky, con le sue liriche mistiche e i suoi viaggi nel tempo. La versione giapponese contiene la strumentale “Beginnings”, in cui Parsons è il narratore.
Il 2004 è l’anno di A Valid Path, un album totalmente rivoluzionario nei suoni e nel team: non c’è più l’intervento di Bairnson ed Elliott, suoi collaboratori da una vita; si tratta ora di un disco solista in tutti i sensi, del quale Parsons è l’artefice indiscusso. Tra i collaboratori figurano grandi esponenti della musica elettronica, come Chrystal Method, Nortec Collective, Shpongle, ma anche musicisti storici, come David Gilmour dei Pink Floyd. Il contributo dell’elettronica è qui dominante: “Chomolungma”, oltre ai sintetizzatori e alla ritmica campionata, si avvale dell’apporto del vocoder; “L’Arc En Ciel” si fonda su suoni ambientali che ricordano vagamente le sonorità di Jean-Michel Jarre; in “We Play The Game”, Parsons canta e suona la chitarra; “Tijuaniac” rappresenta un bizzarro incrocio tra la musica elettronica e la tradizione messicana del mariachi; è presente, infine, una nuova versione di “Mammagamma”, registrata con la collaborazione del figlio, Jeremy Parsons, valido programmatore. L’unico pezzo che risente della nostalgia del passato, è “A Recurring Dream Within A Dream”, che riporta alla mente i suoni di “Pipeline” (inclusa in Ammonia Avenue) e i temi esoterici degli esordi.
Nel 2006 uscì in Italia la tripla raccolta Days Are Numbers. In altri paesi questo Very Best venne pubblicato in edizione singolo, doppio o triplo CD e con titoli differenti. Fra il 2007 ed il 2008, nel corso della stessa operazione discografica, tutti gli album del Project vennero pubblicati in nuove edizioni, rimasterizzate da Parsons con artwork particolarmente curato, foto inedite, riconoscimenti brano per brano, note di commento e soprattutto con l’aggiunta di numerose bonus track inedite tratte dagli archivi di Woolfson e Parsons. Unica pecca di queste nuove edizioni fu la totale scomparsa dei lyrics, i testi completi delle canzoni.
Il declino dell’ultimo periodo ha solo lievemente appannato l’immagine di un musicista, tecnico e compositore di indubbio talento. Durante la sua lunga carriera, Alan Parsons ha venduto milioni di dischi, ricercando continuamente nuove soluzioni di sperimentazione: nella sua poliedricità, sia come sound engineer, sia come musicista, ha realmente segnato un’epoca nell’evoluzione dell’elettronica applicata ai suoni, dimostrando di non essere semplicemente “l’ingegnere del suono di ‘The Dark Side Of The Moon'”.
Ricordiamo sinteticamente quanto già scritto sui Concept album – l’idea alla base della produzione discografica sviluppata secondo un filo conduttore comune a tutte le canzoni del disco:
- Tales of Mystery and Imagination – Edgar Allan Poe, del 1976, è sviluppato sui famosi Racconti Straordinari di E.A. Poe;
- I Robot, del 1977, parte da un racconto di Isaac Asimov per parlare del mondo di domani e del futuro tecnologico che attende l’umanità;
- Pyramid, del 1978, usa l’antico Egitto per parlare del mistero e del mondo di ieri visto con gli occhi di oggi;
- Eve, del 1979, parla del mondo femminile ed in generale della donna e della sua rivalità con l’uomo anche dal punto di vista spirituale;
- The Turn of a Friendly Card, del 1980, è incentrato sul mondo del gioco d’azzardo e dei suoi rischi;
- Eye in the Sky, del 1982, ha come tema dominante il Grande Fratello di Orwell anche nella sua accezione divina;
- Ammonia Avenue, del 1984, si ispira alle grandi fabbriche ed al tema dell’inquinamento;
- Vulture Culture, del 1985, ha come concept l’aspra critica alla società moderna, definita nel titolo “cultura dell’avvoltoio”, in cui i più furbi tentano di fare profitto alle spalle del prossimo;
- Stereotomy, del 1986, il tema dominante si riferisce ai fattori che influiscono, nel bene e nel male, sulla vita degli uomini, alcol, sesso, fama e voglia di raggiungere gli obiettivi a tutti i costi.
- Gaudi, del 1987, è incentrato sulla vita e sulle opere dell’artista catalano Antoni Gaudí.
Discografia The Alan Parsons Project anni '80
Album pubblicati negli anni ’80: 6

1980 – The Turn of a Friendly Card
- May Be a Price to Pay
- Games People Play
- Time
- I Don’t Wanna Go Home
- The Gold Bug (Instrumental)
- The Turn of a Friendly Card (Part 1)
- The Turn of a Friendly Card: Snake Eyes
- The Turn of a Friendly Card: The Ace of Swords (Instrumental)
- The Turn of a Friendly Card: Nothing Left to Lose
- The Turn of a Friendly Card (Part 2)
Crediti immagine: amazon.it

1982 – Eye in the Sky
- Sirius (Instrumental)
- Eye In The Sky
- Children of the Moon
- Gemini
- Silence and I
- You’re Gonna Get Your Fingers Burned
- Psychobabble
- Mammagamma
- Step By Step
- Old and Wise
Crediti immagine: amazon.it

1984 – Ammonia Avenue
- Prime Time
- Let Me Go Home
- One Good Reason
- Since the Last Goodbye
- Don’t Answer Me
- Dancing on a High Wire
- You Don’t Believe
- Pipeline (Instrumental)
- Ammonia Avenue
Crediti immagine: amazon.it

1985 – Vulture Culture
- Let’s Talk About Me
- Separate Lives
- Days Are Numbers (The Traveller)
- Sooner Or Later
- Vulture Culture
- Hawkeye
- Somebody Out There
- The Same Old Sun
Crediti immagine: amazon.it

1986 – Stereotomy
- Stereotomy
- Beaujolais
- Urbania (Instrumental)
- Limelight
- In The Real World
- Where’s The Walrus?
- Light Of The World
- Chinese Whispers (Instrumental)
- Stereotomy Two
Crediti immagine: debaser.it

1987 – Gaudì
- La Sagrada Familia
- Too Late
- Closer To Heaven
- Standing On Higher Ground
- Money Talks
- Inside Looking Out
- Paseo De Gracia (Instrumental)
Crediti immagine: amazon.it






