Programma comico ideato e scritto da Antonio Ricci. Trasmesso con cadenza settimanale in prima serata, dal 1983 al 1988 su Italia 1. Riscosse un grande successo, entrando nel costume nazionale del tempo, contribuendo a portare alla ribalta numerosi personaggi dello spettacolo italiano e divenendo uno dei programmi-simbolo della televisione italiana degli anni ’80. Prorompenti ragazze Fast food in abiti succinti (poco dopo nel 1987 sarebbe uscito un altro programma chiamato Colpo Grosso dove si vedevano nudi delle ballerine), personaggi irresistibili, gag veloci, balletti, sketch esilaranti, si susseguono proposti con ritmo serrato.
La prima edizione di Drive in fu trasmessa il martedì sera ma già dal secondo anno passò alla prima serata della domenica di Italia 1: dal 1983 al 1988 fu questo l’appuntamento imperdibile di milioni di italiani. A tenere alto il ritmo della trasmissione e gli ascolti, tra gli altri, Carmen Russo, Cristina Moffa, Tinì Cansino, Lory del Santo, Eva Grimaldi, Francesco Salvi, Zuzzurro e Gaspare, Ezio Greggio, Giorgio Faletti, Teo Teocoli, Sergio Vastano, Gianfranco D’Angelo, Carlo Pistarino, Enzo Braschi, i Trettré, Enrico Beruschi, Margherita Fumero, Ambra Orfei, Syusy Blady, Elle Kappa, Gialappa’s Band, Massimo Boldi.

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Drive In si può considerare come una sorta di “risposta milanese” a quel tipo di comicità romana e, più in generale, di stampo meridionale che storicamente impera nel Paese. Il 31 dicembre 1983 fu trasmessa a reti unificate sulle due reti dell’allora Fininvest, Canale 5 e Italia 1, una puntata speciale del programma intitolata Capodanno al Drive In.
Il programma
tratto da it.wikipedia.org e rielaborato
Ambientato in un drive-in, nelle prime tre edizioni il collante delle vicende era rappresentato dal tentativo, da parte del proprietario del locale (Gianfranco D’Angelo), di approfittare, assieme al suo giovane aiutante (Greggio), di ripulire il portafogli di un ingenuo e malcapitato cliente (Enrico Beruschi) il quale lì si recava per corteggiare la procace e succinta cassiera (Carmen Russo, in seguito sostituita da Lory Del Santo) nonché per cercare un po’ di evasione dalla vita quotidiana, in particolar modo dall’opprimente moglie (Margherita Fumero). Proprio sulle donne e sulla generosità delle loro forme si è basato gran parte del boom di ascolti di Drive In: le Ragazze Fast-Food introdussero in tv un nuovo prototipo di donna, quasi del tutto slegata dal precedente concetto di show-girl, ma con “argomenti” comunque ben evidenti e di sicura attrattiva.
La struttura del programma venne mutuata da altri varietà televisivi degli anni precedenti introducendo comunque significative novità, come ricorderà il suo ideatore Antonio Ricci: «avevo in mente di creare una trasmissione tutta di comici: pativo le canzoni, i balletti, gli ospiti del varietà classico», dando così vita a uno show che, per sua stessa ammissione, era «una macedonia di generi, una via di mezzo tra sit-com, varietà, effetti speciali, satira politica, parodie, gag, barzellette, tormentoni».

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Caratteristiche salienti furono la velocità dei cambi di scena, monologhi e parodie di film celebri insieme a spezzoni di comiche, nuovi cabarettisti che tra il pubblico recitavano i loro sketch uno dietro l’altro e rapide gag intervallate da intermezzi ballati, il tutto con un taglio di regia e un montaggio incalzante che consentiva l’inserimento degli spot pubblicitari senza interrompere il ritmo; una vera e propria opera di «rottura» dinanzi all’istituzionalizzato mondo dei varietà italiani del tempo, nonché l’ideale per la nascente televisione commerciale di cui Drive In finì per divenire il programma comico più rappresentativo del decennio. Per dirla nelle parole di uno dei suoi protagonisti, Ezio Greggio, «Drive In ha segnato un cambio generazionale e di stile nel varietà televisivo che nessuno ha segnalato: la fine del presentatore tradizionale, dei salamelecchi e dei tempi morti, la nascita di un varietà satirico tutta sostanza e niente fumo».
Fatto sta che quel programma divenne rapidamente un cult e i suoi personaggi sono rimasti scolpiti a fuoco nell’immaginario degli over 40: da Has Fidanken al paninaro che ‘cuccava le sfitinzie’ al ritmo di Wild Boys, dal poliziotto Vito Catozzo all’Asta Tosta con l’imperdibile quadro di Teomondo Scrofalo, perennemente invenduto. Satira di costume, comicità non-sense e ‘tradizionale’, con una spolverata di parodia politica che puntava sugli intoccabili di allora, da Andreotti a Spadolini, da De Mita a Craxi, in un’epoca ancora lontana dai politici pronti a farsi lanciare torte in faccia al cabaret e nella quale la partecipazioni di un ministro al primo talk show di Costanzo costò interrogazioni parlamentari.
Dall’improbabile Paninaro di Enzo Braschi, allo Yuppie rampante di Vastano, dalla parodia di Star Trek (Bold Trek) con Boldi e Teocoli a quella delle telenovelas con Enrico Beruschi (Beruscao e il suo Una brutta fazenda), dall’immortale Vito Catozzo di Giorgio Faletti (che si esibiva anche come Suor Daliso, Carlino e il Testimone di Bagnacavallo) al “Ce l’ho qui la brioche” del duo Zuzzurro e Gaspare, fino agli innumerevoli sketch di Greggio (Spetteguless, il Banditore dell’Asta Tosta, Mr. Taroccò, il Criticatrutto) e D’Angelo (il Tenerone, il Signor Armando di Has Fidanken, Raffaella Carrà, Ciriaco de Mita), il pubblico veniva sopraffatto dalla girandola di situazioni e battute che si insinuarono nella cultura popolare.

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Non tutto fu memorabile, per carità, e molti sketch, così come molti personaggi, sono giustamente scomparsi dalla memoria (personalmente ho sempre odiato il Tenerone). Ciò non toglie che Drive In raccolse e lanciò molti dei nomi comici poi affermatisi su una certa scena artistico/televisiva, sia sul piano autoriale che attoriale: se Gianfranco D’Angelo ed Enrico Beruschi hanno forse raggiunto con Drive In l’apice della propria popolarità televisiva, vanno ricordati anche gli allora giovanissimi Ezio Greggio, Carlo Pistarino, Giorgio Faletti (che ha poi messo a frutto le sue capacità di scrittura in altri settori), Enzo Braschi, i Trettrè per arrivare agli indimenticabili Zuzzurro e Gaspare.

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Anche se sembrano passati secoli, a volte ci si chiede ancora se Drive In abbia rappresentato più di quello che sostanzialmente era, uno show che faceva da contenitore a comici e donnine ammiccanti o una parodia dell’Italia degli anni ’80. Le antesignane delle future “veline” facevano spesso da spalla ai comici e si esibivano anche in stacchetti e balletti in cui la regia indugiava sulle loro forme provocanti: con ogni probabilità oggi simili inquadrature sarebbero ben poco gradite in prima serata.
Non trascurabile fu anche la scoperta del Benny Hill Show, le cui gag divennero parte integrante del programma e lanciarono anche nel nostro paese il comico inglese.
Riguardando Has Fidanken e la sua inutilità costantemente applaudita si intravede la genialità di Antonio Ricci e dei suoi collaboratori, che seppero anticipare cinicamente tanta televisione futura, costruita sul nulla dei suoi protagonisti e nonostante ciò apprezzata dal pubblico. Alla fine la grandezza di Drive In è tutta qui, nel saper incastrare alto e basso, concettuale e reale, descrivendo in diretta l’Italia della “Milano da bere”, poco prima che il cameriere portasse uno scontrino che stiamo ancora pagando.
Il cast
Tra i comici che si sono fatti conoscere dal grande pubblico o hanno consolidato la loro popolarità grazie alla partecipazione al programma, si ricordano Giorgio Ariani, la coppia Syusy Blady e Patrizio Roversi, Massimo Boldi, Enzo Braschi, Olga Durano, Isaac George, Malandrino e Veronica, Guido Nicheli, Carlo Pistarino, Lucio Salis, Caterina Sylos Labini, Teo Teocoli, i Trettré, il Trioreno, Sergio Vastano, Mario Zucca, Francesco Salvi, Zuzzurro e Gaspare e Giorgio Faletti; nella maggior parte dei casi si trattava di volti ancora sconosciuti ai più, che troveranno fama proprio grazie al programma. Tra le protagoniste femminili comparivano, oltre alle già succitate Russo e Del Santo, Tinì Cansino, Nadia Cassini, Antonia Dell’Atte, Eva Grimaldi, Cristina Moffa, Johara ed Ambra Orfei. I testi vennero scritti da autori a volte esordienti come Ellekappa, Gialappa’s Band e Gino e Michele.
Ogni puntata veniva introdotta e conclusa da un monologo di D’Angelo, talvolta scritto da Enrico Vaime, sui vizi e manie degli italiani (tra gli altri la settimana bianca, le cliniche per cure dimagranti e i villaggi vacanze) o sul commento di un evento della settimana.
«Pensa a una trasmissione come Drive In, al ritmo, alla quantità di cose che Drive In riesce a far vedere in due minuti e paragona i due minuti a due minuti della vecchia TV. Un salto da fantascienza, no? Eppure a quanto pare la cosa non ha provocato traumi, noi siamo passati dal ritmo di valzer a quello di rock’n’roll…»
—Umberto Eco, 1987.
I personaggi principali
Gli attori e i comici proposero negli anni vari personaggi basati sia sull’imitazione di persone reali che sulla parodia di fenomeni di costume che fecero anche nascere una serie di tormentoni.
I personaggi di Greggio
- il banditore dell’Asta Tosta (“oggetti tosti per tutti i gosti”) presentava vari e improbabili gadget legati a personaggi della politica e dello spettacolo; gag ricorrente, terminava le sue apparizioni proponendo un discutibile quadro naif, presentato come opera di un certo Teomondo Scrofalo, e introdotto con la frase «è lui o non è lui? Cerrrto, che è lui!»;
- il “Criticatrutto”, parodia di un critico;
- mr. Taroccò “con l’accento sulla Q”, parodia di un prestigiatore col tormentone «bada ben bada ben bada ben…» che aveva come assistente il coniglio bianco Oreste presentato come “suo commercialista”;
- Spetteguless, parodia dei pettegolezzi e del gossip mondano («cronaca stop, novella express… più che notizie, spetteguless») con il tormentone «chi ha cuccato la Cuccarini?»;
- il professor Zichichirichì, parodia dello scienziato Antonino Zichichi;
- il dottor Vermilione, “psicologo santone”, parodia dello psicanalista Armando Verdiglione;
- il capocomico Gigio Gigi col suo gruppo “I gigioni” con Jimmy il Fenomeno e altri, a bordo di un camion;
- il conduttore del quiz show “Testa di Quiz” in cui riusciva a guadagnare soldi spillati ai concorrenti e far vincere sempre lo stesso concorrente.
I personaggi di D’Angelo
il Tenerone: “l’animale più buono del mondo”, un pupazzo completamente rosa il cui verso era “pippo, pippo, pippo“; una gag ricorrente quando il personaggio si “emozionava”, ritirava la testa dentro il corpo dicendo “emoziooone!”; per fargliela uscire, Ezio Greggio doveva premergli il fondo schiena.
Giovanni “John” Spadolini che discuteva al telefono con Ronald “Ron” Reagan.
La contessa Marina Dante delle Povere, imitazione di Marina Ripa di Meana, al tempo coniugata Lante della Rovere, intervistata da Roberto Gervaso; D’Angelo interpretava entrambi i personaggi, le cui battute venivano poi montate in sequenza tramite un effetto di campo e controcampo. La contessa, che si faceva intervistare sdraiata su un letto, descriveva ogni sua pretesa fiamma con la frase “un omaccione, con due baffetti da sparviero”, e alla fine dello sketch riusciva a sedurre “Gervasetto”, il quale le saltava addosso. Marina Ripa Di Meana fu molto divertita dall’imitazione, al punto di arrivare a minacciare addirittura una querela se lo sketch fosse stato interrotto; anche Roberto Gervaso si recò di persona negli studi prima per conoscere e complimentarsi con gli autori e poi per presentare un libro.
Raffaella Carrà: anche lei intervistata da “Gervaso” che spruzzava due getti di lacrime (definite “taumaturgiche”) verso il pubblico.
Piero D’Angelo, parodia di Piero Angela, che conduceva il programma Il mondo di Quirk Quork Quark nel quale raccontava di alcune tipologie di persone come se fosse un documentario scientifico. Una gag ricorrente era quella in cui il conduttore, quando tentava di accavallare le gambe, lanciava un urlo di dolore.
il signor Armando, che magnificava la bravura del proprio cocker Has Fidanken che, per contro, restava sempre immobile qualunque cosa gli si dicesse di fare. L’imperativo Has… Fidanken!!! divenne in poco tempo un tormentone di quegli anni e fu ideato da Enrico Vaime, come vari altri monologhi portati da D’Angelo a Drive In dal 1983 al 1986. Il cane in realtà era di proprietà di un amico di D’Angelo, il Generale Paracadutista Giuseppe Palumbo, e il suo vero nome era “Baby Dell’Aquila Bianca”.
Pippo Baudo e Katia Ricciarelli, protagonisti della serie di sketch noti come Anche i baudi piangono parodia delle telenovelas sudamericane e con Baudo che possedeva un allevamento di parrucchini. Anche qui D’Angelo interpretava entrambi i ruoli.
Sandra Milo, all’epoca conduttrice di Piccoli fans, programma che veniva qui parodiato con bambini che alla fine dell’esibizione venivano regolarmente presi a botte dalla Milo. A questi sketch partecipava anche il culturista e performer Edo Soldo, il quale interpretava il valletto.
Ciriaco De Mita: vestito come un antico greco, si faceva trasportare sul palco da una biga, mentre fingeva di suonare un’enorme moneta da 100 lire come se fosse una lira. La sua entrata era accompagnata dalla musica del sirtaki, che però si trasformava in una veloce tarantella. Gag ricorrente: De Mita, usando uno specchietto, fingeva di vedere il futuro attraverso la sua testa pelata; in realtà si poteva notare come lo specchietto servisse a sbirciare nella scollatura della ragazza alle sue spalle. Celebre la canzone-tormentone: “Gos’è la viDa, se non G’è De MiDa?“, parodiando la canzone delle caramelle Morositas ed esasperando il particolare accento.
Giovanni Goria: D’Angelo nei panni orientaleggianti di Sandokan-Goria, parodia del politico democristiano con il tormentone: “Sono Sandokan-Goria, il presidente del consiglio più bello che ci sia“.
Gianni De Michelis con il tormentone “Bon, bon, bon: ma che sagoma che son“; D’Angelo ricordò poi in un’intervista sul Secolo d’Italia del 19 aprile 2011 che “Ci fu un tentativo di farmi correggere l’imitazione di Gianni De Michelis. […] Il bello è che non solo ho continuato a farla ma qualche mese dopo, mi chiamò il segretario di De Michelis per chiedermi di partecipare a uno spettacolo in campagna elettorale a Venezia. Era lui a chiedermi di imitarlo. Ma rifiutai, non mi pareva il caso”.
I personaggi di Faletti
- Vito Catozzo, guardia giurata sovrappeso, caratterizzato da una parlata sgrammaticata e da un forte accento pugliese con tormentone l’imprecazione “Porch’il mond’ che c’ho sott’i piedi!“. Raccontava le sue vicende famigliari con la moglie Derelitta (“un metro e quaranta di altezza per 140 chili”), le sei figlie (Crocefissa, Derelitta jr, Addolorata, Immacolata, Selvaggia e Deborah), ma soprattutto il figlio, Oronzo Adriano Celentano Catozzo, di cui Vito faceva di tutto per celare l’evidente omosessualità.
- Carlino, adolescente di Passerano Marmorito, che entrava in scena chiedendo a gran voce dove potesse trovare delle donne nude anche qui lo sketch seguiva sempre lo stesso canovaccio con Carlino che scopriva i tradimenti della cognata, la quale tentava di comprarne il silenzio con la promessa di regalargli un “giumbotto” (una delle tante parole storpiate da Carlino). Frase ricorrente: riferendosi alla cognata, Carlino ripeteva “c’ha due roberti…”, facendo riferimento al suo grande seno.
- Il Testimone di Bagnacavallo, caricatura di un adepto di una setta millenarista. Il suo tormentone consisteva nella frase: “Credete forse che io…E non vi veda?”
- Il Cabarettista Mascherato, parodia di un improbabile rivoluzionario travestito da Zorro che in sella al suo cavallo Bronco tenta di cambiare il mondo “portando ai poveri di spirito le battute rubate ai ricchi”.
- Suor Daliso delle “Piccole Madri Addolorate del Beato Albergo del Viandante e del Pellegrino” a cui, di fronte alle ragazzate del bullo locale Mario Gilera, “veniva uno s-ciopone” e impartiva sonore lezioni a suon di ceffoni cospargendosi prima le mani con acido nitrico e glicerina.
- Poldo, inserviente del circo “Frollo, Frollo, Frollo e Schwartenegger” alla ricerca del suo elefantino.
- Topoligno, un orfano brasiliano un po’ arraffone che aveva tre sorelle maggiori di colore e non capiva come mai lui era l’unico bianco. I suoi tormentoni erano: “Topoligno è furbo ahaha…” e “Triplo vantaji, perché Topoligno è un povero urfaneji…”.
Personaggi secondari
- Enzo Braschi parodiava i paninari milanesi del periodo, narrando con finto gergo giovanilistico gli improbabili tentativi di combinare con l’altro sesso (le “sfitinzie”) e di evitare le rappresaglie di altri esponenti di sottoculture giovanili. Nelle stagioni successive Braschi parodiò anche altre mode giovanili giustificando i continui cambiamenti con la necessità di restare “di moda”; alla fine si presentò vestito da militare perché lo avevano chiamato a svolgere la naja ma tornò la stagione successiva nelle vesti da paninaro che insegnava alle nuove leve come rimorchiare con il tormentone: “con le donne bisogna essere biforcuti”.
- Sergio Vastano interpretava una serie di idoli giovanili parodiando gli archetipi della società di massa: tra di essi il “bocconiano”, ovvero uno studente universitario calabrese fuori sede e fuori corso, il “top-manager di natura rampante”, yuppie in tipico stile anni ottanta, che crede invano di convincere tutti del proprio successo, l'”impresario cialtrone” e il “diavolo custode” dello stesso impersonato in uno sketch doppio.
- Francesco Salvi presentava due personaggi, il camionista (nome in codice per i C.B.: “Totano2”) che narrava le avventure dei suoi colleghi camionisti, e il leader dei Budiny Molly, un metallaro.
- I Trettré si produssero in scenette interpretando prevalentemente le parodie di alcune opere letterarie (come I promessi sposi, Romeo e Giulietta e via dicendo), e il ruolo dei poliziotti alle prese con improbabili clienti e dei medici in un pronto soccorso.
- Il duo Zuzzurro e Gaspare, con il racconto delle improbabili imprese del commissario con la “lisca”. Tormentone: Ce l’ho qui la brioche!!! (pronunciato da Zuzzurro). Nella terza stagione i due comici vennero affiancati da ‘Isaia’, bizzarro personaggio che tentava di replicare look e mimica di Marty Feldman, traendo evidente ispirazione dal personaggio di “Aigor” da lui interpretato in Frankenstein Junior (di cui riprendeva la gobba finta e il saio con cappuccio) chiamato dall’ispettore Zuzzurro: “Faccia da strudel”!
La critica
Durante i cinque anni di programmazione la trasmissione riscosse un notevole successo di pubblico, mentre la critica di settore si prestò a diverse analisi, sia positive che negative. Da una parte, vari intellettuali dell’epoca espressero apprezzamenti al programma: per Oreste del Buono fu «la trasmissione di satira più libera che si sia vista e sentita», lo scrittore Giovanni Raboni la descrisse come «una specie di congegno ad orologeria a bassissimo rischio», l’attore Vittorio Gassman ne rimase influenzato tanto che dovette «cambiare i ritmi in teatro», infine per il cineasta Federico Fellini era «l’unico programma per cui vale la pena di avere la TV». Anche il critico Aldo Grasso specificherà, nel trentennale della prima puntata, come il Drive In «non è il manifesto di tutti i mali possibili della TV commerciale (questa è un’interpretazione bigotta), ma rappresenta piuttosto l’esplosività di quegli anni, l’uscita dal grigiore ministeriale della Rai e dagli anni di piombo, l’eccesso come nuova forma di linguaggio (un eccesso spesso sbandierato con troppa autoindulgenza come “trasgressivo”)».
Ulteriormente, col senno di poi, si ripropose la questione “politica” del Drive In. Infatti, per alcuni analisti lo show incise profondamente — e negativamente — sul tessuto sociale italiano del tempo, come «simbolo dell’americanizzazione» di un paese che attraversava «gli anni dell’edonismo reaganiano, di Craxi al governo, della Milano da bere. Si era in pieno disimpegno, con gli yuppies protagonisti assoluti di una certa società italiana e con il consumismo in vorticosa ascesa»; insomma, l’«epicentro di quel terremoto culturale che poi avrebbe portato lentamente al berlusconismo».
Un punto di vista sempre respinto da Antonio Ricci, anche a distanza di tre decenni: «Le donne seminude sono una moda iniziata negli anni 1970, specie sulle TV Rai, per non dire delle copertine di Panorama ed Espresso. Le ragazze fast food erano un’ironia di tutto questo, e facevano anche battute di satira politica, anzi le donne comiche da noi non mancavano mai. E le risate erano volutamente distorte ed esagerate, per sottolineare che in realtà non c’era niente da ridere […] Siamo stati additati come ispiratori degli anni 1980, mentre noi ne eravamo lo specchio, la critica feroce, tra satira politica, presa in giro della Milano da bere […] Siamo stati una trasmissione profetica: ora abbiamo le prove documentate».






