L’edonismo reaganiano
Quelli della notte è stato un programma televisivo trasmesso da Rai 2 nel 1985 intorno alle 23:00, ideato e condotto da Renzo Arbore. Ne vennero realizzate 32 puntate, andate in onda (dal lunedì al venerdì) dal 29 aprile al 14 giugno 1985, con l’interruzione del 29 e 30 maggio in seguito alla strage dell’Heysel, e del 6 giugno.
Il conio di questo tormentone (edonismo reaganiano) si deve a Roberto D’Agostino, “lookologo” della trasmissione. La gag buca rapidamente il piccolo schermo e l’edonismo reaganiano diventa un modo di dire molto popolare.
Il programma
Dopo Lascia o raddoppia, Quelli della notte è il secondo marchio televisivo più popolare e oggi sarebbe molto difficile replicarlo per la mancanza degli improvvisatori.
Le abitudini del pubblico televisivo italiano, fino al 1985, avevano come riferimento finale della serata l’ultimo telegiornale. Poi, di norma, calava il sipario. Nella primavera di quell’anno ci fu un programma che cambiò questa consuetudine. Partiva su Rai 2 attorno alle ore 23 con una sigla musicale intitolata «Ma la notte no» che introduceva a un salotto arabeggiante dove Renzo Arbore tirava le fila di una surreale compagnia – (accreditato sia come conduttore sia come regista) qualificava come il salotto di casa propria (in realtà si trattava di una scenografia ricostruita all’interno di uno studio televisivo). Il modello erano le feste a casa Arbore dove, racconta “arrivava gente, si suonava e si dicevano stupidaggini” e il programma ricalcò quell’atmosfera casalinga anche nella scenografia: “Andavamo in onda dallo studio A di via Teulada, ma ne utilizzavamo metà proprio per riproporre un modello casalingo, agli spettatori dicevano proprio che si trattava del mio salotto”.
La scaletta alternava brani eseguiti dalla New Pathetic Elastic Orchestra, cantati in massima parte da Mauro Chiari e Silvia Annichiarico, con scherzi e sketch dei comici che interpretavano personaggi surreali e divertenti anche se meno noti. Le note erano l’elemento principale della serata, a cominciare dalle orchestre: la già citata New Pathetic Elastic Orchestra e il duo Antonio&Marcello, cui si aggiungevano, fra gli altri musicisti, Gegé Telesforo (che ha collaborato anche con Gillespie) e Massimo Catalano, trombettista jazz che suonò anche con Louis Armstrong. E siccome era ancora l’epoca in cui in televisione si potevano vedere e ascoltare persone che sapevano cosa stavano facendo e di cosa stavano parlando, ogni sera si riscoprivano canzoni di repertorio eseguite dal vivo.
Come successivamente dichiarato dallo stesso Arbore, caratteristica della trasmissione era quella di non avere un copione predeterminato, ma anzi di procedere a braccio, improvvisando continuamente e cercando di creare un dibattito che fosse il più sconclusionato possibile, al punto che lo stesso Arbore il più delle volte non sapeva cosa avrebbero detto in diretta i vari personaggi.
L’imperativo era “improvvisare”, insiste Arbore. “Lavorammo preventivamente solo una settimana a casa mia per l’attribuzione dei ruoli – spiega – qualche giorno prima del debutto, per togliere la connotazione attoriale a quelli che lo erano, come la Laurito che interpretava mia cugina, una che non sapeva tenersi un cecio in bocca e parlava sempre del suo amore, e farli diventare improvvisatori”.
“Facemmo prove di conversazione – prosegue – ero fissato con il jazz e avevo deciso che quel programma in diretta doveva essere una sorta di jam session. Facevamo goliardia, ma senza volgarità, era una goliardia di persone intelligenti e colte che si divertivano a scherzare con il basso, oggi purtroppo sono rimasti in pochi a praticarla”.
Un programma destinato a lasciare il segno: un’ora originale, diversa da tutte le altre viste fino a quel momento in tv, sottile e caciarona al tempo stesso, che scorreva via in un lampo tra non-sense e momenti di comicità trascinante.
A casa non c’era il pubblico delle grandi occasioni tv, ma quelli che tenevano la tv accesa si piegavano in due dalle risate: nel salotto di Arbore si era creata una sarabanda di personaggi e maschere televisive che faceva andare a dormire ridendo.
Arbore aveva scelto personalmente anche la regista debuttante Rita Vicario, che indirizzava le telecamere “a casaccio, un po’ su uno un po’ sull’altro”. Funzionò: “In due o tre giorni facemmo già ascolti altissimi, la gente andava a dormire e poi magari si rialzava per vederci, le battute linguistiche diventarono subito dei tormentoni”, ricorda, dal “Non capisco ma mi adeguo” di Ferrini, al “brodo primordiale” di Pazzaglia, passando per i “nanetti”, gli aneddoti di Frassica.
Il programma ottenne un crescente successo fino a superare il 50% di share. Celebri sono rimaste la sigla di apertura e quella che accompagnava i titoli di coda: rispettivamente, Ma la notte no (che fu proposto anche come titolo della trasmissione in alternativa a Quelli della notte) e Il materasso.
La trasmissione comprendeva una sezione in cui venivano fatti esibire artisti e gruppi italiani sconosciuti, scelti tra coloro che inviavano una demo. Va segnalata, a testimoniare la particolare sensibilità di Renzo Arbore come talent-scout, la prima esibizione televisiva del gruppo catanese Denovo, destinato a diventare una delle band italiane più interessanti degli anni ottanta e a raffinati collettivi come la Fabio Treves Blues Band. A Quelli della notte la musica diventava un secondo pane, un linguaggio universale di ricerca delle radici culturali, ma anche un mezzo per parlare del presente.
In seguito al successo ottenuto la banda Arbore tornò con Indietro tutta! e successivamente ancora con Speciale per me – meno siamo meglio stiamo.
Ospiti (fissi) di casa Arbore
- Andy Luotto interpretava inizialmente il personaggio di Harmand che punteggiava ogni sua frase nel suo arabo di fantasia, con il tormentone popl’ arab’. Il personaggio suscitò le proteste ufficiali di alcune ambasciate mediorientali e lo stesso attore fu fatto segno di minacce personali. Gli autori decisero allora di eliminare il contestato personaggio dell’arabo l’ultima settimana, facendo interpretare a Luotto la caricatura di un ricco italo-statunitense di Brooklyn durante l’ultima puntata.
- Nino Frassica interpretava uno dei personaggi più riusciti, le cui tracce si scorgono ancora oggi nelle sue performance: fra’ Antonino da Scasazza, un improbabile frate il cui linguaggio è un miscuglio di parole storpiate e interpretazioni sbagliate.
- Maurizio Ferrini interpretava un improbabile comunista romagnolo, rappresentante di pedalò della ditta “Cesenautica”, che presumeva di svelare fantomatici segreti della Russia sovietica e vantava inesistenti silos pieni di pedalò, condendo ogni suo intervento con il tormentone: “Non capisco, ma mi adeguo”. Indossava generalmente un completo spezzato, giacca a quadrettoni e camicia con lo stesso motivo; caratteristico è il suo borsello, che secondo lui era la preda bramata da Pazzaglia, dando vita a dibattiti spassosi tra i due, dove Ferrini criticava il comportamento dei meridionali. In una puntata avrebbe voluto costruire un muro ad Ancona per separare il nord dal sud.
- Riccardo Pazzaglia interpretava un brillante scrittore e paroliere che tentava vanamente di innalzare il livello culturale della discussione, ma che ogni volta finiva trascinato dagli altri partecipanti al salotto negli argomenti più banali; ridotto alla fame, confidava, dopo la trasmissione, di ricevere in regalo dalla Rai il vestito e le scarpe. Una delle sue espressioni più ricorrenti era “il brodo primordiale”.
- Roberto D’Agostino era il lookologo, che dissertava sui nuovi trend sociali. Autore dell’espressione edonismo reaganiano, citava come un tormentone il romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, che allora andava per la maggiore e l’Estetica del brutto di Johann Karl Friedrich Rosenkranz.
- Massimo Catalano, noto jazzista, interpretava un viveur caprese, la cui caratteristica era formulare aforismi attraverso cui esprimere delle assolute ovvietà, del tipo: “Meglio essere ricchi e in salute che poveri e malati”, “Meglio sposare una donna ricca, bella e intelligente che una donna brutta, povera e stupida”. Persino nel linguaggio comune degli italiani, per un certo periodo, l’espressione “Catalanata” fu sinonimo di “detto lapalissiano”.
- Dario Salvatori era l'”esperto” di musica della trasmissione.
- Richard Benson, in quel periodo conduttore di Ottava nota su TVA 40, aveva il ruolo del “metallaro” durante la look-parade condotta da Roberto D’Agostino.
- Angelo Antonio Toriello in arte Marvin, interpretava canzoni anni Cinquanta come Dean Martin (mentre Arbore si esibiva come Elvis).






